
C’è un luogo in cui il tempo non si forza, si ascolta.
C’è un luogo in cui il tempo non si forza, si ascolta. A Salina, ogni gesto in cucina nasce da un dialogo silenzioso con il mare e con la terra. È qui che prende forma la visione di Martina Caruso, chef-patron del ristorante Signum, premiata nel 2016 con una stella Michelin e riconosciuta dalla critica nazionale e internazionale come una delle interpreti più sensibili dell’alta cucina contemporanea.
Per Martina Caruso, crescere sull’isola ha significato interiorizzare un ritmo preciso, fatto di attese e stagioni che si impongono senza compromessi.
«Essendo nata e cresciuta a Salina sono abituata ai tempi della natura e dell’isola e li ho fatti miei», racconta.
Nei suoi piatti si riflette questo equilibrio, costruito sulla pazienza e sulla stagionalità, «l’equilibrio naturale di tutte le cose». La chef una stella Michelin Martina Caruso lo sintetizza con chiarezza: «nei miei piatti equilibrio legato alla pazienza e stagionalità».
Il Signum, però, non è solo un ristorante. È una casa, una storia familiare che si rinnova ogni giorno. Raccogliere l’eredità della cucina del padre è stato, per lei, un passaggio delicato, insieme responsabilità e atto d’amore. «Grazie a lui e alla sua fiducia sono riuscita ad evolvere la sua cucina», spiega, mantenendo intatto il sapore autentico degli ingredienti. Tra i piatti che meglio raccontano questo incontro tra passato e presente, cita la ghiotta di pesce, sintesi di memoria e identità.
La sua cucina è diventata negli anni un racconto dell’isola attraverso ingredienti spesso considerati umili: capperi, murena, erbe spontanee. Materie prime che, nella sua visione, si trasformano in esperienza.
«Il piacere più grande è quando i clienti restano entusiasti», dice, descrivendo piatti che diventano un vero e proprio percorso. «Molti mi dicono di provare la sensazione di un viaggio alla scoperta dell’isola e dei suoi profumi e sapori».


A Salina, le stagioni non sono un dettaglio, ma una presenza viva. L’estate è luce, l’inverno è raccoglimento. E la cucina, inevitabilmente, ne segue l’umore. Martina Caruso lo vive con naturalezza: «Amo le stagioni e amo la mia isola… qui si sentono ancora come una volta». Tra tutte, è la primavera a occupare un posto speciale: «quando Salina dal torpore invernale si risveglia con un’esplosione di verde, di natura, di fiori e il mare riprende luce».
Eppure, non esiste per lei un piatto legato a una sola stagione, né qualcosa che non cucinerebbe mai in un determinato momento dell’anno. «Per me le stagioni sono tutte belle», afferma, restituendo ancora una volta l’idea di una cucina che non impone, ma accoglie»
Oggi, Martina Caruso rappresenta anche un riferimento per molti giovani siciliani che scelgono di restare. A loro, e alla sé stessa di dieci anni fa, affida un pensiero chiaro: «viaggiare con grande curiosità per conoscere e imparare, poi ritornare nel proprio territorio e mettere a frutto tutte le esperienze». Un percorso che definisce senza esitazione «una scommessa» e, insieme, «una continua avventura».






